Dustin Kensrue

Pubblicato martedì 26 aprile 2016

Di solito funziona così: passi una decina di anni a gonfiarti il fegato d’alcol, a farti di ogni droga possibile, ti svegli in case che non sono la tua, intanto nei rari momenti di lucidità ti trascini da un palco all’altro in preda a postumi senza fine; poi il piano comincia a inclinarsi, scollini i 30 e fatichi a riconoscere il tuo riflesso nello specchio, gli amici smettono di rispondere alle telefonate, il tuo faccione disastrato compare con più frequenza sui tabloid che sulle riviste musicali; a quel punto capisci che forse è il caso di smetterla. E siccome sei pieno di soldi, ti paghi un alloggio di lusso in una clinica di riabilitazione e, dodici passi dopo, una volta ripulito, per scongiurare facili ricadute ti aggrappi al crocefisso.

Ma c’è anche chi Dio non l’ha trovato alla fine di un tunnel. È il caso di Dustin Kensrue, frontman dei Thrice, una delle band più interessanti e promettenti della scena post-hardcore anni ’90.

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Querty
Aggiornato il 26 aprile 2016